| |
|
|
| NUOVE PROPOSTE POETICHE |
07/10/2009 |
| A margine di una nuova pubblicazione |
| |
È recentemente stato pubblicato, per i tipi della WLM edizioni, il volume collettivo "Il volo di Ganimedia". La raccolta, curata da Gianluca Polastri, raccoglie scritti poetici di 17 autori, e costituisce il primo volume di una nuova progettata serie, dal titolo FestinaLente, dedicata a raccogliere i lavori degli autori ruotanti intorno al Progetto Ganimedia. È importante notare come il gruppo sia stato negli ultimi anni un animatore importante della vita culturale torinese, grazie all'organizzazione di incontri ed iniziative, ma soprattutto all'ampia messe di scritti pubblicati, dai singoli autori o come antologie collettive. L'idea che queste pubblicazioni collettive si regolarizzino diventando una serie, dunque, non può che essere accolta con entusiasmo. È assolutamente normale che in un'opera collettiva si alternino scritti di valore artistico e letterario assai diverso. Da un lato c'è naturalmente la valutazione del gradimento soggettivo, e di questa non si parla naturalmente qui. Dall'altro lato si sono considerazioni invece di natura tecnica e storico-letteraria che sembra invece di poter avanzare. In questo senso il gruppo di autori presentati nel volume appare leggermente disomogeneo, ed accanto ad autori di grande valore ed espressività (bastino il nome di Alessandro Pola, la cui raccolta L'amore, naturalmente! abbiamo già segnalato su queste pagine, e quello di Raffaele Sciacoviello) si trovano altri autori, dai risultati più discontinui. Non si tratta di merito individuale: si tratta, a mio parere, di un ampio misunderstanding sulla funzione e sui meccanismi della poesia, che attanaglia ormai da anni la produzione in lingua italiana. Da un lato si rivela infatti un languido protrarsi di romanticismo nella falsa convinzione che la poesia debba necessariamente avere a tema la libera effusione di puri e autentici sentimenti, e dunque sia, molto più della prosa, espressione dell'animo dell'autore (con quella schematicità con cui si diceva che nella tragedia greca l'espressione dell'autore è il coro). Dall'altro lato la rottura del XX secolo viene ridotta ad una forma molto rudimentale di rottura metrica che, al di là spesso anche di considerazioni di tipo fonico, si riduce ad un'alterazione dell'ordo verborum "naturale" e ad un andare a capo in punti "strani". Queste due false opinioni sulla poesia sono profondamente radicate, come una qualunque mirata esperienza scolastica può mostrare. E questo si ripercuote a volte anche su "veri" scrittori, che rischiano di rimanere schiavi di questi due condizionamenti. Queste riflessioni portano troppo lontano, e alla fine non hanno più attinenza con il volume che si intende presentare, il cui merito è notevole, e la cui lettura si consiglia caldamente. In chiusura citiamo una poesia del già ricordato Alessandro Pola, che mostra fin da subito la forte influenza che sulla sua produzione ha avuto la poesia montaliana, modello però non invadente, ma rielaborato con grande originalità e notevolissima potenza espressiva: Annuso Torino come un gatto spodestato da un trono non di croccantini ma di lettere dentali (mi manca di te quel che credevo fossimo) |
| Filippo Carlà |
| |
|
|
|
|